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I ragazzi della III E

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Dopo tanti anni ci siamo ritrovati più goliardici e più incasinati che mai...
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Penelope

I ragazzi della III E

Blogonauti...d'altri tempi, fuori dal tempo, oltre il tempo...
March 06

I Ragazzi della III E non sono mai esistiti...

 

 

Perché qualcuno aveva dei dubbi? Provate a vedere in giro, non c’è nessuna traccia di loro. Gli avete mai stretto la mano? O dato una pacca sulla spalla? No!

 

Se il gioco era a chi ignora di più, ebbene, hanno perso alla grande. Incapaci come sono a stabilire relazioni, ad emozionare ed emozionarsi, hanno perso il loro tempo a far finta di esserci e, quasi  quasi, ad avere una vita normale.

 

Ognuno il suo feudo, ciascuno nella sua isola, non si preoccupano di chi va e chi viene, non bastano le ossa rotte ed il cuore spezzato, ci vuole un lancio di giornale o un’edizione straordinaria per far risuonare la sirena.

 

Credevano che il tempo e lo spazio non esistessero, fossero un’illusione, e invece, meschini, erano proprio loro a non esistere. Finalmente! Ci voleva proprio qualcuno che glielo dicesse col suo silenzio assordante e con il coro che poi si è accodato.

 

Hanno giocato a fare i grandi coi ragazzini e i marmocchi con gli adulti, sempre al posto sbagliato, sempre stonati e menomale che la vita non è un problema loro, sennò sarebbero guai seri!

 

Non mandategli mail, tanto le leggerebbero lo stesso, non rispondetegli, tanto le riceverebbero comunque, non aprite il messenger, il dialogo già scorre tutto dentro, non commentate una parola, è già stato detto tutto.

Ma invece…

Soffiategli il vostro affetto, perché non possono privarsene, rispondete alle loro burle, non licenziateli da giullari, aprite il vostro sorriso, non esiste altro incanto, ditelo col silenzio, ed il fragore sarà immenso.

 

Poveri ragazzi, mai nati eppure così presenti…

February 05

Insegnamento, professione a rischio...

Li osservo tutte le mattine dalla mia postazione dietro il banco Sono i miei professori, quelli dal registro facile, quelli che quando spiegano pensano che non ci sia altro al mondo di più importante della loro lezione, quelli che fanno gli amici ma intanto pensano che tu sia un irrecuperabile.

Ci sono quelli che arrivano con venti minuti di ritardo, quelli che ogni volta che ritardi ti fanno una predica che era meglio se entravi l’ora dopo, quelli che se non gli porti il compito per la data stabilita ti steccano salvo poi riportarti i compiti in classe dopo qualche mese che li hai fatti…….

 

Parole di studenti che fanno il verso all’articolo di una professoressa che si dichiara non pentita di aver scelto il suo lavoro perché, lei, quegli studenti li ama.

Parole dette in una situazione informale ma, pur sempre, nel contesto scolastico

Io ascoltavo e mi stupivo che, a fronte di una dichiarazione d’amore, la risposta fosse un elenco di mancanze, di valutazioni e svalutazioni, di giudizi  e vizi.

Io ascoltavo e mi chiedevo che tipo di studenti fossero quelli che guardavo, osservavo,ascoltavo.

Io ascoltavo e intanto tornavo indietro nel tempo chiedendomi che tipo di studentessa sia stata io, che tipo di studenti siano stati quelli della 3^E.

 

Cosa pensavamo dei professori?

Che cosa ci emozionava?

Avevamo dei sogni? Ne parlavamo fra noi?
 
Marisa 
January 14

Note disciplinari

 
Quante ne abbiamo combinate!!! Caldo  Ve lo ricordate?
Come quella volta che abbiamo fatto sparire la cattedra alla Prof. di filosofia, Sorpresa
o quella volta che, nel bel mezzo della lezione, abbiamo acceso il mangianastri Nota a palla,
o quell'altra ancora che abbiamo messo le puntine sulla sedia del Prof. di matematica A denti stretti !!!
 
Ci sono dei siti che raccolgono le idee più sfiziose Lampadina e che hanno dato luogo a pesanti
note disciplinariIn lacrime, date un'occhiata qua sottoA bocca aperta :
 
L'alunno L.B. e G.B. preparano un piatto di spaghetti sfruttando le
apparecchiature del laboratorio di chimica durante un compito in
classe.
 
Durante l'ora di educazione fisica le ragazze buttano i pantaloni di
una compagna nel water. I maschi urlano come animali nella stalla.
 
L'alunno G. tenta di scansare l'interrogazione mimetizzandosi col
passo del Giaguaro.
 
Sospendo l'alunna B.P. perché a San Valentino mi ha regalato una
scatoletta di viagra.
 
L'alunna G.D. arriva a scuola con una minigonna cortissima e un
gilet attillato da cui si poteva intravedere il suo ben di Dio.
 
Per chi vuole continuare a spanciarsi dalle risate lo può fare a questo indirizzo:
 
E Voi? Quante ne avete combinate? E le note più "belle" che Vi ricordate???
December 19

Il treno dei Ragazzi...

 
Abbraccio sinistroAbbraccio destroStellaAbbraccio sinistroAbbraccio destro  Abbraccio sinistroAbbraccio destroStellaAbbraccio sinistroAbbraccio destro  Abbraccio sinistroAbbraccio destroStellaAbbraccio sinistroAbbraccio destro
 
Come corre il treno dei "Ragazzi",
pieno di goliardi, allegramente pazzi.
 
Arranca su per i binari e sbuffa amaro,
perde passeggeri alle stazioni del passato,
una mamma, un papà, un amico caro,
lasciano i vagoni col posto riscaldato.
 
Non si ferma di fronte alle intemperie,
arriva festoso alle stazioni del presente,
oltrepassa noia e impegni, supera macerie,
accoglie ex compagni, amici, una bimba impertinente.
 
C'è allegria sul vagone dei ricordi,
sfottò e sberleffi sono il gioco più sicuro,
gioie ed emozioni che più non scordi,
mentre il treno sfreccia incontr'alle stazioni del futuro.
 
Urlano i "Ragazzi" ai viandanti:
Auguri e Buone Feste a tutti quantiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!
 
 
November 19

Dedicato a chi c'era...

Noi che facevamo "Palla Avvelenata"
 
Noi che 'se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce'
 
Noi che il Ciao si accendeva pedalando
 
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa
 
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato
nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le
dita in bocca
 
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre
Domodossola)
 
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine
 
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album
 
Noi che avevamo 'il nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'
 
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere
il nastro con la penna
 
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati
 
Noi che gurdavamo 'La Casa nella Prateria' anche se metteva tristezza
 
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia
 
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo
 
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al
compagno
 
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto
 
Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano
 
Noi che se gurdavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire
tardissimo
 
Noi che giocavamo a calcio con le pigne
 
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre
sorridenti
 
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta
 
Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli
 
Noi che a scuola la maestra ci dava un ceffone, la mamma a casa te ne
dava due
 
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google
 
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso
 
Noi che sapevamo che erano le 4 perché iniziava BIM BUM BAM
 
Noi che sapevamo che era pronta la cena perché c'era happy Days
 
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi' mica Halloween.
 
Che fortuna esserci stati! manca qualcosa? e per chi c'è adesso?
 
 
 
October 18

La gita scolastica

 

Arriva il giorno della partenza, l´appuntamento è davanti alla scuola alle sei e trenta di mattina. Piove a dirotto, sembra che tutto il cielo venga giù, e puntuali alle sei e trenta ci sono solo il vecchio professore di lettere e l´autista del pullman con la barba non fatta, la cicca all´angolo della bocca e il suo bestione rosso parcheggiato storto sul piazzale. Il prof si presenta e subito avverte nell´alito dell´autista una inquietante puzza di vino, vino da cartone, da un euro e venti al litro. L´autista è torvo, scostante e forse traballa un poco, mugugna mi raccomando, nel mio pullman ci si comporta bene, non si grida, non si fuma, non si fa casino. I ragazzi arrivano con molta calma, alla spicciolata, in un lasso di tempo di un paio d´ore. Sono eccitatissimi, molle caricate al massimo, ridono senza motivo, si danno grandi pacche sulla schiena, scaraventano valigie e zaini nell´antro del bagagliaio. Appello: ci sono tutti, anzi no. Manca Marchetti Felice. Al telefonino non risponde, a casa nemmeno, e il tempo passa e la pioggia scroscia e i ragazzi, sistemati sui sedili del pullman, amici amici ma insistono per partire, e chi se ne frega di Marchetti. Il bell´addormentato si sveglia con comodo e appare alle nove e un quarto tra gli insulti, le maledizioni e le risate.
È stato il primo problema, ma ne seguiranno altri ben più gravi. Alla prima sosta all´autogrill, Bianconi Flavio, un bisteccone da cento chili completamente rasato, prova a rubare tre cd di Gigi d´Alessio e un coniglio di peluche alto un metro e cinquanta, ma viene bloccato proprio all´uscita, e il professore deve discutere parecchio per evitare che venga chiamata la polizia, scusarsi, umiliarsi, andare via con la coda tra le gambe e Bianconi sottobraccio che ridacchia. Il viaggio prosegue tra assopimenti generali e trance collettive generate dalla musica tecno a palla. In molti provano a ballare nel corridoio del pullman, l´autista bestemmia e sbanda, si trova un compromesso su Tiziano Ferro e i Negramaro.
L´albergo a venti minuti da piazza San Marco in realtà è appena fuori Portogruaro: è un edificio desolato, invaso in questi giorni da scolaresche provenienti da diversi punti dell´Italia. Tra napoletani, milanesi e romani scattano subito le prime tensioni, coretti da curva e sguardi provocatori. Il vecchio professore cerca di ristabilire la calma, assegna le stanze, invita tutti i suoi alunni a comportarsi degnamente: ma intanto due ragazzi sono già stati attaccati da un febbrone da cavallo, vomitano e mormorano parole senza senso. Un altro ha perso soldi e documenti, un altro non trova più la sua valigia e singhiozza in un angolo della hall, vuole tornare subito a casa, vuole la mamma.
La prima notte non passa mai. Nessuno ha la benché minima voglia di mettersi a dormire, è un viavai infinito e tumultuoso per i corridoi, sono porte che sbattono, urla, gavettoni, alcuni tentativi di imbucarsi nelle stanze occupate dalle ragazze di un liceo di Barletta e altri di sottrarre le bottiglie di vodka al bar dell´albergo. Il professore argina come può quel furore dionisiaco, insegue, sgrida, prega. Alle cinque finalmente tutto tace. Alle otto della mattina, orario stabilito per iniziare a muoversi verso Venezia, i ragazzi sono vegetali che tendono al minerale, si muovono appena, sbadigliano di continuo, ma dopo una mezz´ora cominciano a riprendere vita e colore. Per loro questi sono i giorni più belli dell´anno, forse i più belli mai vissuti: di Tiziano e Giorgione, dei Frari e della Giudecca non gli importa quasi nulla, ma stare tutti insieme lontani da casa, dagli sguardi dei genitori, dai divieti e dalle solite opprimenti abitudini è meraviglioso. Hanno discusso per mesi sulla meta, hanno persino litigato, ma in fondo se il viaggio fosse solo il giro a oltranza del Raccordo Anulare e tre notti in un motel sulla Pontina sarebbe uguale. Ciò che conta è mettersi alla prova in un ambiente diverso, divertirsi tanto ma anche emozionarsi nelle notti che partono goliardiche e continuano in mille discorsi seri, decisivi come sono i discorsi a sedici anni. Ciò che conta è capire se si regge la pressione del gruppo, se si riesce a dimostrare di valere qualcosa di più di quanto si vede in classe. Capire quanto costa diventare se stessi.
I tre giorni a Venezia passano in un lampo, ma restano dentro a ogni ragazzo come una stagione d´amore e morte. Ogni minuto accade qualcosa di importante, che segna e trasforma. Il professore di lettere lo sa, lo ha già visto tante volte. Vede un amore che nasce su un vaporetto, lui che s´avvicina a lei, lei che sorride, e tutto è come sempre e tutto è nuovo, come sempre. Vede chi intuisce il proprio fallimento, fatto di paura e gregariato. Vede chi si perde per le calli, perché vuole perdersi, andare avanti da solo. Vede chi osserva un quadro con occhi diversi, e per la prima volta, e con un certo sgomento, scopre la bellezza. E qualcuno, sul far della sera, gli rivolge domande che non stanno nel programma scolastico: lei com´era alla mia età, professore, che si aspettava dalla vita, che cercava? Come mai, professore, io mi sento tanto solo?
È una tre giorni di verità e strappi profondi. Anche il vecchio professore di lettere si sente fragile: è riuscito a contenere ribellioni e ubriachezze moleste, ma tutta quella giovinezza lo turba. Anche lui si fa domande che non stanno né in cielo né in terra, ma che lo agitano. Quand´è che ho smesso di credere a me stesso, a quello che faccio, agli anni che passano di corsa. Quand´è che sono invecchiato? Perché mi allarma la professoressa di quella classe di Barletta? Venezia sta lì, splendida e indifferente come un depliant, ragazzi e professori si fanno le foto in piazza San Marco, tra i piccioni. Un giorno le riguarderanno, e diranno com´ero giovane e stupido, com´ero stanco, come tutto mi aspettava al varco, come sono stati decisivi quei giorni, quella gita fuori dal mondo.

 

Marco Lodoli
 
E voi che ricordi avete delle vostre gite scolastiche?
 
 
 
August 23

Scuola & Aforismi

Educa i ragazzi col gioco, così riuscirai meglio a scoprire l'inclinazione naturale.
(Platone, 427 a. C. - 347 a. C.)
 
Nulla è più utile di quegli studi che non hanno nessuna utilità.
(Ovidio, 43 a. C. - 18 d. C.)
 
Gli uomini, mentre insegnano, imparano.
(Seneca, 4 a. C. - circa 65 d. C.)
 
Passare troppo tempo a studiare è pigrizia.
(Bacone, 1561 - 1626)
 
Agli esami, gli sciocchi fanno domande cui i saggi non sanno rispondere
(O. Wilde, 1854 - 1900)
 
Ciò che oggi scriviamo sulla lavagna, domani lo cancelleremo.
(B. Brecht, 1898 - 1956)
 
Un pezzo di carta, fa sempre comodo, per la pulizia personale.
(I. Silone, 1900 - 1978)
 
Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare amministra.
Dottore in niente.
(Così si autodefiniva G. Debord, 1931 - 1994)
 
Una galoppata di 2400 anni......Orologio
Che ne sarà della nostra scuola? Cuore infranto
 
 
  
June 15

Compiti per le vacanze

Ragazzi,amci, non vi spaventate
i nostri compiti sono un'occasione per stare insieme e sorridere
E' stato bello scoprire come organizzare eventi è un modo simpatico
per aggregare persone, le più imprevedibili ed eterogenee
per noi "i compiti per le vacanze" vuol dire proprio questo, ideare e/o
partecipare a blog-evento di questo tipo, ed allora vi consigliamo:
 
Il Pimpas' Campus, una colonia estiva veramente imperdibile!
 
Il blog di Bruno, dove si sta tentando di scrivere un romanzo!
 
Albanuova, che invita tutti ad assaggiare la sua torta spettacolare!
 
Klo che, con le foto, realizza dei veri e propri interventi!
 
Liu Jo, bianco e nero, grafica e aforismi, unica e originale!
 
e che altro? Forza, diamo spazio all'immaginazione...
 
 
 
May 31

Classe I Blog - Quadri

 
"E' iniziato per caso: 'Il gioco della squola'. Per caso è andato avanti:  i temi,
  l'interrogazione, i filarini, i duelli, gli scioperi, la gita, il colloquio coi 'parenti',
  il muretto, il picnic, la foto, il Gran Ballo,  le poesie, idee che  mano mano si
  concretizzavano interagendo con Voi.
  'Voi', ecco  la parola  magica, ebbene sì, perché  senza di Voi nulla  sarebbe
  stato possibile. Le persone giuste, con la giusta dose di genio e sregolatezza
  hanno permesso di fare 'la squola dei talenti'. Non è una sviolinatura, sono i
  giusti ringraziamenti.
  Da questo evento è  venuto fuori  qualcosa di  strambo e originale al  tempo
  stesso. Fate un gioco, un altro gioco, al posto dei nomi mettete le età, i luoghi,
  gli interessi e vedete se non abbiamo realizzato un mezzo miracolo, una sorta
  di 'federalismo' anagrafico-territorial-culturale, una specie di Melting Blog!
  O, se preferite, una  Second Life semplice  e casereccia, visto  che c'è tanta
  voglia in giro di 'seconde vite' e l'idea di tornare sui banchi di scuola è come
  se ci avesse dato una seconda opportunità.
  E che dire del linguaggio, anche qui qualcosa di fuori dell'ordinario, una sorta
  di  scrittura  grafologico-visual-fumettistica  che, come  dice  qualcuno,   è
  'avantissimo'. Il nostro 'gioco' volendo, si può 'leggere' come un racconto, con
  le  pagine sparse  per i vari  blog, noi  abbiamo provato  a rileggere  alcune
  'pagine' e il risultato è stato spassoso.
  Anche 'Il gioco della squola' come tutte le cose, ha un inizio ed una fine, ma
  già incombono le colonie estive!
  I quadri accomunano tutti in un giudizio di fine corso unanime! Una promozione
  piena, incondizionata e convinta per tutti....."
 
E ora spazio alla baldoria e ai gavettoni...
E ricordate che, dal 5 giugno, apre la colonia estiva al Pimpa Beach!!!  
May 25

Classe I Blog - Poesie

 
 

Bruno                                   

      

Titolo: La chitarra

 

La chitarra

fa piangere i sogni.

Il singhiozzo delle anime

perdute

sfugge dalla sua bocca

rotonda.

Provasti ad accordarla,

Carmine?

 

Sampi

Vorrei una pupa, una pupa spericolata

che corra in bici, 

che vada veloce

verso il mare

Una pupa che, una volta laggiu',

si butti in acqua,

e cominci a nuotare

insieme con me.

 

Carmine

Poesia: in classe

 

Oggi sono molto stanco

mi riposo sopra il banco

i professori sono in giro

io sputacchio con la biro

con la marty capoclasse

non si pagano le tasse

siamo una classe di burloni

che copiamo dai secchioni

qui si alleviano le pene

ci vogliamo tutti bene

o ragazzi della prima

io con cludo con sta rima.

 

 Pimpa

La chiusura della scuola

s'avvicina a grandi passi

prendo a calci fiori e sassi

e non spiccico parola.